Il cibo italiano del futuro? È idroponico

cibo del futuro idroponico

Si parla spesso del cibo del futuro e delle tecniche innovative di produzione agricola in grado di soddisfare le esigenze delle popolazioni presenti. E soprattutto di quelle che verranno. Nell’anno dedicato ufficialmente al cibo italiano e ai prodotti tipici che caratterizzano la nostra identità gastronomica, torna con forza in auge il dibattito sull’agricoltura sostenibile, in grado di nutrire i popoli del pianeta senza danneggiare l’ambiente. E non si può parlare di agricoltura sostenibile senza volgere lo sguardo al mondo dell’idroponica, che offre soluzioni rivoluzionarie in grado di produrre grandi quantità di cibo in spazi ridotti, con un minor consumo di risorse, senza sprechi e senza ricorrere a prodotti chimici inquinanti.
Ma che cos’è l’idroponica e in cosa consiste? Quali sono i suoi vantaggi?
L’idroponica è un sistema di coltivazione che non prevede l’uso della terra – e per questo definita fuori suolo – in cui si utilizza una soluzione nutritiva, ovvero una miscela di acqua e sostanze nutrienti in grado di sviluppare le piante e portarle a maturazione. In sostanza, si parla di coltivazione idroponica quando c’è un sistema che permette di far crescere le piante in acqua.
Esistono differenti sistemi di coltivazione idroponica; in particolare ci sono tipologie di impianti che prevedono l’utilizzo di un substrato inerte, nel quale vengono sistemate le piante, e quelli in cui, invece, le piante sono sospese in appositi contenitori e dove le radici sono a contatto diretto con l’acqua.

L’idroponica consente di coltivare qualsiasi pianta in qualsiasi luogo, a patto che siano presenti le attrezzature e gli accessori necessari per ricreare un microclima ideale per i vegetali, come lampade, riscaldatore, aeratore e naturalmente le sostanze nutritive che dovranno essere erogate durante le irrigazioni.
Proprio per questo sempre più persone si stanno avvicinando al mondo della coltivazione idroponica e decidono di avviare una coltura di questo tipo in una piccola serra, un giardino coperto o un’area della casa adibita. E questo anche grazie alla presenza di siti autorevoli e specializzati nel settore come il grow shop online Idroponica.it, che guida passo dopo passo privati e professionisti nell’acquisto, nell’installazione e nella gestione delle attrezzature e dei prodotti necessari per poter avviare una coltura idroponica efficiente.

E naturalmente non mancano le aziende italiane, che – già da qualche tempo – hanno avviato produzioni agricole idroponiche in serra. È il caso di Ferrari Farm, una giovane realtà della provincia di Rieti, che ha costruito uno straordinario impianto di coltivazione in idroponica unico nel suo genere in Europa: serre ermetiche e sterili illuminate a LED, dove l’aria e l’acqua impiegata per le irrigazioni sono sterilizzate utilizzando apposite lampade UV.
L’impianto è completamente automatizzatoe autonomo rispetto alle condizioni climatiche esterne: un computer monitora e regola la temperatura dell’aria, l’umidità, la frequenza delle irrigazioni e la quantità di C02 per garantire il pieno sviluppo delle piante e la loro perfetta maturazione. E il tutto viene prodotto senza sprechi, perché l’acqua di irrigazione viene recuperata grazie ad un apposito sistema, e senza inquinare.

Altro esempio virtuoso di coltivazione idroponica – sempre nel Lazio – è rappresentato da Idroluppolo, una start up agricola nata in provincia di Latina, più precisamente tra Fondi e Terracina, dove Alessio Saccoccio, imprenditore con laurea inEconomia e Ingegneria della qualità, ha realizzato con successo un esperimento mai tentato prima: un impianto di coltivazione di luppolo in serra fuori suolo.
Il motivo? Ridurre le problematiche legate alla coltivazione tradizionale per garantire una produzione sempre più vasta (per poter far fronte alla crescente domanda di materia prima sia in ambito gastronomico che farmaceutico) con costi minori, riducendo anche gli sprechi e lo sfruttamento del suolo. Senza perdere, naturalmente, le proprietà organolettiche e le caratteristiche specifiche del prodotto.

Un’altra azienda agricola giovane e italiana è Fri El GreenHouse, gestita da Marco Manganelli e Luca Vincenzi, con il supporto di Alessio Orlandi che si occupa dello sviluppo commerciale. Questa start up – che si trova a Ostellato, in provincia di Ferrara – ha realizzato una mega serra di pomodori che si estende su un territorio di undici ettari al centro del quale sorge il magazzino in cui il prodotto viene lavorato e confezionato per essere spedito.
I vantaggi? La produzione del pomodoro non è più legata alla stagionalità, e – grazie al riscaldamento fornito in modo naturale dalla vicina centrale a biogas –è possibile produrlo tutto l’anno, senza sprechi. Grazie all’impianto idroponico di ultima generazione, che garantisce condizioni climatiche e ambientali ottimali per le piante –i pomodori riescono a crescere fino a 20 centimetri al giorno.

Accompagnati dal responsabile commerciale, nei giorni scorsi abbiamo visitato la struttura. Siamo a. Da quando c’è la serra, si nota un nuovo fermento. Già ci lavorano più di 100 persone che saliranno a oltre 200 quando sarà a regime. Diversi tecnici, come Vincenzi e Manganelli, vengono da fuori; quindi tutto ciò ha contribuito a far ripartire il mercato degli affitti e qualcuno sta valutando di acquistare casa. Segno che l’agricoltura, affrontata con specializzazione e un piano operativo ben saldo, porta benefici a tutto il territorio, oltre che a tutta l’economia.

Il Fagiolo di Sarconi – Provincia di Potenza

I fagioli di Sarconi sono coltivati da secoli e detengono il marchio Igp della Comunità Europea (Indicazione geografica protetta) dal 1996. Nei registri del Catasto onciario di Sarconi viene evidenziato come i fagioli fossero la coltura più diffusa, già a partire dalla prima metà del XVIII° secolo, anche se le prime testimonianze di questa pratica si riscontrano nei registri amministrativi dei Conventi Religiosi fin dal XVI° secolo.
I fagioli erano arrivati dalle Americhe in Italia con Cristoforo Colombo (1451-1506). A cavallo tra 800’ e 900’, il fagiolo costituì, assieme al grano, un valido antidoto alla pellagra, quasi sconosciuta in Basilicata, ma molto diffusa nel nord Italia, dove le vittime di questo morbo decimarono la popolazione padana.
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Turismo, con premio a Bottura 1/3 della spesa va per la tavola

Il riconoscimento all’Osteria Francescana di Massimo Bottura come ristorante migliore al mondo spinge il turismo in Italia dove oltre 1/3 (35%) della spesa di italiani e stranieri in vacanza è destinato proprio alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche. E’ quanto afferma la Coldiretti nell’esprimere soddisfazione per il premio assegnato al locale modenese a Bilbao da The World’s 50 Best Restaurants, considerato l’Oscar dei cuochi, proprio nell’anno dedicato al cibo italiano nel mondo.

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Il Latte dell’Alto Adige visto da vicino

Quanti tipi di latti esistono? Ce lo spiega L’Ufficio del Turismo del Sudtirolo

Latte fresco
l latte fresco è pastorizzato e standardizzato. Il processo di pastorizzazione migliora la conservabilità del latte. La procedura più frequente consiste in un trattamento termico di breve durata (72°-75°C per 15-30 secondi circa). Con la standardizzazione si regola il tenore di grasso presente nel latte (latte intero con grasso minimo al 3,5%, latte parzialmente scremato con un quantitativo di grasso compreso fra l’1,5% e l’1,8% e latte scremato con valori percentuali di grasso non superiori allo 0,3%).
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La Notte Bianca del Cibo Italiano sarà il 4 agosto: perché?

notte del cibo itaiano 4 agosto 2018

È fissato per il prossimo 4 agosto l’evento notturno dedicato alla gastronomia made in Italy, una Notte Bianca del Cibo Italiano, che si celebrerà nelle piazze e nei ristoranti, ma anche nei musei del nostro Paese.
A renderlo ufficiale è stato Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole, che – nel corso della conferenza stampa dedicata all’iniziativa – insieme al Ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha illustrato alcuni aspetti e curiosità sull’evento.

Ma perché proprio il 4 agosto?
Si tratta del giorno di nascita di Pellegrino Artusi (4 agosto 1820), notissimo autore e gastronomo del passato, celebre soprattutto per aver scritto – nel corso dell’Ottocento – il suo manuale ‘’La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene”, diventato nel tempo un vero e proprio testo di riferimento per massaie, appassionati ed esperti di cucina, ma non solo.

pellegrino artusi

“Il cibo – ha commentato il Ministro Dario Franceschini – è parte integrante del patrimonio culturale italiano e dopo la positiva esperienza dell’anno dei Borghi dello scorso anno abbiamo voluto che il 2018 fosse l’anno del Cibo Italiano con una serie di iniziative e una importante campagna di comunicazione”.
“Il cibo – ha fatto sapere Maurizio Martina – è un mezzo per conoscere, condividere, confrontarsi. Lo abbiamo visto con Expo Milano, dove siamo stati protagonisti del dibattito internazionale sulla questione alimentare”.

Ma come si concretizzerà, nella realtà, l’anno del cibo italiano?
I due ministeri presieduti da Franceschini e Martina hanno voluto la creazione di un comitato composto da 12 esperti di cultura gastronomica italiana che coordineranno tutte le iniziative dedicate alla produzione eno-gastronomica e la cucina nostrana, come grandi attrazione turistiche per i visitatori di tutto il mondo.

Presieduto dal direttore generale turismo del Mibact, il comitato include personaggi ed esperti molto noti, come Carlo Petrini, il padre fondatore di Slow Food, Oscar Farinetti, proprietario di Eataly, lo chef come Massimo Bottura e anche alcuni nutrizionisti, come Giorgio Calabrese, o esperti di cultura e storia del cibo, come il professore Massimo Montanari, autore di molti libri sull’argomento, tra i quali “Il riposo della polpetta” e “Il formaggio con le pere”, testi appassionanti che ripercorrono e spiegano l’origine di alcune delle nostre abitudini alimentari più celebri nel mondo.

comitato 12 esperti anno cibo italiano 2018

Nel corso del 2018 dedicato all’anno del cibo italiano, sarà organizzata anche una settimana della cucina italiana nel mondo, che vedrà il coinvolgimento diretto di Ambasciate, Consolati e Istituti italiani di cultura, dove verranno illustrati i migliori prodotti e le eccellenza ago-alimentari del nostro Paese.

Grande attenzione a una campagna di comunicazione, anche sui social, in collaborazione con Enit. “Reduci dal successo dei Borghi – ha fatto sapere il direttore generale, Giovanni Bastianelli – attraverso le nostre 25 sedi promuoveremo i diversi territori mettendo in rilievo i loro prodotti e l’impatto tipico da paese a paese. Il cibo interessa i turisti che vengono in Italia quanto i monumenti. Proseguiremo nelle campagne social, coordinandoci con le Regioni, che già hanno già dato ottimi risultati”.

Produzioni agroalimentari trentine nel mondo con Eataly: eventi e iniziative

agroalimentare trentino

18/01/2018 – Un percorso di affiancamento che rafforzi la presenza dei prodotti trentini all’estero, in collaborazione con Eataly, la rete internazionale di punti vendita dedicata all’eccellenza agroalimentare italiana, presente nel mondo con 39 punti vendita e 5 mila addetti. Sono l’incremento dell’export dei prodotti trentini e l’ingresso di nuove proposte di qualità nella rete internazionale di punti vendita fondata da Oscar Farinetti i principali obiettivi dell’accordo siglato tra Trentino Sviluppo e Eataly, con la collaborazione della Provincia autonoma di Trento e Trentino Marketing.
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L’arte del pizzaiolo diventa Patrimonio Unesco

arte pizza patrimonio unesco

Ma tu vulive ‘a pizza, ‘a pizza, ‘a pizza… , cu ‘a pummarola ‘ncoppa, cu ‘a pummarola ‘ncoppa,
Ma tu vulive ‘a pizza, ‘a pizza, ‘a pizza, cu ‘a pummarola ‘ncoppa… , ‘a pizza e niente cchiù!... “
Così cantava Aurelio Fierro per esaltare questa prelibatezza unica che nel mondo è uno dei principali simboli del “Made in Italy”, un riconoscimento storico anche per per i pizzaioli, artisti che dedicano la propria vita a far nascere e creare in pochi minuti una ruota di pasta deliziosa da far crescere in forno ( e non ne facciamo una questione se a legna o elettrico), un lavoro meraviglioso che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale.
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